Un dono per il nostro litorale

Durante la prima settimana di luglio 2020, di sabato sera, alcune persone del posto hanno notato dei movimenti anomali durante una passeggiata sulla spiaggia del litorale fondano: si trattava di una tartaruga marina.

Non immaginavano che quella che avevano visto allontanarsi in mare fosse in realtà una Caretta Caretta, ovvero una delle tartarughe più comuni del Mediterraneo, che aveva appena deposto le sue uova, scegliendo come location per il nido proprio un tratto di spiaggia libera che il proprietario, il signor Oliviero Pannozzo, stava allestendo in vista della stagione balneare.

 

La mattina successiva, infatti, il signor Oliviero, recatosi in spiaggia di buon’ora, ha prontamente notato le tracce evidenti lasciate dalla tartaruga e, grazie all’esperienza di cinque anni maturata in Gabon, è stato in grado di riconoscerne la natura. Egli si è adoperato per mettere in sicurezza il nido, delimitandolo con paletti e nastri, impedendo ai bagnati che sarebbero sopraggiunti di lì a poco di calpestarne la superficie o nasconderlo tra le impronte. Sono state presto allertate le associazioni competenti, le quali si sono recate sul posto per accertare l’avvenuta deposizione delle uova.

Si è scavato a fondo per avere conferma che si trattasse di un nido vero e proprio. Non è raro, invero, che la Caretta Caretta lasci degli indizi fallaci sulla posizione del nido, in modo tale da depistare eventuali predatori e aumentare la possibilità di sopravvivenza dei piccoli. Il predatore, una volta scavato per un metro di profondità sulla duna, e appurato che delle uova non v’è traccia, si riscoprirebbe troppo stanco per proseguire la ricerca. Le uova sono state ritrovate, per l’appunto, a circa un metro di profondità. Anzi, ne è stata rinvenuta una sola: questa ha avuto la funzione di conferma dei sospetti, dopodiché sono stati posizionati dei sensori con lo scopo di monitorare i livelli di temperatura e umidità e il tutto è stato ricoperto come aveva fatto Mamma Caretta.

Le uova di Caretta Caretta sono tonde, bianche e grandi come palline da ping pong. Sarete sorpresi di sapere che una sola covata può consistere addirittura in più di cento uova! Queste vengono deposte attentamente in una fossa molto profonda scavata dalla Mamma Caretta con le zampe posteriori, al fine di garantire alla covata dei livelli ottimali di umidità, di temperatura e, ultimo ma non per importanza, di protezione!

Sappiamo che le uova deposte sono in gran numero e questa è una caratteristica fondamentale per la sopravvivenza della specie. Un evento come quello cui abbiamo avuto la fortuna di assistere è molto raro e degno di nota, poiché sappiamo anche che le tartarughe di questa specie sono a rischio estinzione, anzi, esiste il pericolo che le coste italiane non saranno più così in grado di rappresentare un ambiente a loro favorevole ancora per lungo tempo. E a proposito del gran numero possiamo dire che è un fatto più unico che raro che riescano a sopravvivere tutti i piccoli senza incontrare problemi. Essi restano in incubazione per poco meno di due mesi, dopo i quali impiegheranno diverse ore prima di raggiungere con fatica la superficie. Si tratta di un processo molto lento e non esente da ulteriori pericoli. I piccoli saranno in grado di percepire sia la posizione in cui sono venuti al mondo (cosa che permetterà loro di tornare a nidificare ancora, in futuro, nella stessa zona), sia la posizione del mare: al calar del sole sapranno già recarsi verso il mare e sparire fra le onde per affrontare la loro grande avventura.

Ovviamente, il percorso dei piccoli, che va dalla data prevista della schiusa al rilascio in mare, sarà sorvegliato in maniera costante dai volontari di TartaLazio, che si avvicenderanno al fine di consentire a tutti i piccoli di raggiungere l’acqua in piena sicurezza, al riparo dai predatori i quali, in caso di schiusa naturale e priva di monitoraggio umano, farebbero facilmente banchetto.

Tuttora gli studiosi non hanno idea di dove passeranno i primi mesi di vita le piccole tartarughe appena nate. Si sa soltanto che, una volta raggiunta l’età giusta e una dimensione adatta, esse saranno in grado di partire liberamente e vivere la loro vita adulta, chissà, facendo magari ritorno sul litorale pontino per deporre le loro uova e degnarci nuovamente di questo immenso dono.

 

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